Mike al tappeto

Mike Tyson le ha prese. Una foto vale mille parole: quarto round, un uomo tatuato, rovinato, sfinito, finito e stordito, Tyson con le chiappe al tappeto, le spalle alle corde, un pupazzetto senza più pile.

E’ passato troppo tempo da quando i dirigenti delle network sbattevano i pugni sul tavolo dopo gli 8 secondi che bastavano a Michele di Ferro per frantumare gli sfidanti (e addio pubblicità). Non si può nemmeno provare un brivido di giustizia vedendo vendicate le decine di pugili il cui “Io” è stato ridimensionato da un paio di destri caricati bene da uno che rubava le borsette alle pensionate a Brownsville, Brooklyn.

Tyson è coetano di Roberto Baggio ma ne è l’antitesi per una generazione di mezzo, quelli nati dopo il baby-boom (dopo il ’64) ma prima degli anni ’80. Individualisti, materialisti, edonisti (“edonisti-reaganiani” diceva Roberto D’Agostino molti anni prima di trasformarsi nel sinonimo di “Dagospia”).

Ricordo Tyson in un nightclub di New York, fine anni ’80, largo come un sofà: mi evocò un ippopotamo lasciato libero per la serata, spalle ingombranti protette da cinque guardie del corpo. Era a poche yard dall’acme del successo, l’uomo più forte del mondo, faceva paura, nonostante si impegnasse in un sorriso sdentato.

Per quanti lo rinnegavano e lo rinnegano, Tyson era comunque il modello vincente di una spietatezza, una bramosia, un’insensatezza che ha spinto un’epoca. Per fortuna c’è stato Roberto Baggio con il suo autocontrollo zen, più figlio di Siddharta che di Gordon Gekko, il miliardario (Michael Douglas) del film “Wall Street”.

Io tifo per Roby (e spero che – terminata la sua casa ad Altavilla Vicentina – torni a giocare a calcio come si mormora) ma è troppo facile dimenticare che quello stupratore, criminale, masticatore di orecchi, picchiatore di sconosciuti sul ciglio della statale del New Jersey, quel “champion” che era Iron Mike, volente o nolente, abbia incarnato un bizzarro zeitgeist che ci appartiene.

Mike al tappetoultima modifica: 2004-08-04T08:28:38+02:00da carlopiz
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