Sì, viaggiare

I commenti sul tema del “viaggio” nell’agostana Italia sono più fastidiosi e numerosi delle zanzare. Rivelano una goffaggine che per storia e tradizione non ci apparterrebbe. Ex paese di santi e navigatori, oggi amiamo reinventarci come avventurieri e corsari dell’A4 o dell’A1. La fermata all’Autogrill sembra uno sbarco di pirati che devono fare rifornimento prima di chissà quale avventura. Poi tutti lì, infrittellati in Riviera, aghi di pino tra le valli alpine, eroici “viaggiatori”… vabbé

I più barbosi ex-viaggiatori sentenziano le voyage est mort, ma non è così e non lo sarà mai. Perché viaggiare, dopotutto, non è spostarsi fisicamente da un luogo all’altro, ma è anche quella sensazione di estraneità – piacevole o meno – che si può provare in qualsiasi situazione. “Ciò che è normale, guardalo con inquietudine, ciò che è strano, trovalo normale”, il suggerimento di Bertold Brecht può valere non solo per l’artista ma anche per il viaggiatore.

Per viaggiare non serve il Club Med, il Ventaglio, le agenzie che vendono avventure col package: basta accostare l’auto, scendere, mettersi a camminare e parlare – davvero – con le persone che vi trovate attorno, turisti d’agosto imbolsiti dal caldo come tutti noi, oppure autoctoni in carne ed ossa. Incontrare degli sconosciuti, vedere luoghi nuovi anche se non lontani e che non è obbligatorio siano esotici. Il viaggio inizia così.

Sì, viaggiareultima modifica: 2004-08-14T20:09:23+02:00da carlopiz
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