Ma l’America è lontana

Due miliardari americani – un presidente e un aspirante – parlano per 90 minuti, incalzati da domande precise su temi di politica estera. La Corea del Nord nucleare, l’Iran dei mullah, l’Iraq devastato e “liberato”, l’Afghanistan bombardato ma dove resiste ancora Al Qaeda, Putin e la sua Russia sempre meno democratica, la Cina sempre più vicina.
I messaggi sono chiari: Bush vuole continuità, rimanere con le truppe tra il Tigri e l’Eufrate, finish the job. Kerry dice no, non dovevamo andarci alle Crociate perché era il posto sbagliato, con le motivazioni sbagliate, avremmo dovuto affondare a Tora Bora, non rincorrere Hussein nel buco di Tikrit. Rimarremo, ma coinvolgeremo l’Onu, per uscirne fuori costruiremo una vera alleanza internazionale.

Il dibattito del 30 settembre non ha colpi di scena, non “fa intrattenimento”, le lame non tagliano. L’impressione è che il presidente americano sia rimasto sulla difensiva, che abbia battuto sempre sul solito punto (Kerry ha cambiato idea sulla guerra in Iraq, prima la approvava poi ci ha ripensato), che abbia insistito sul tema della continuità e dei risultati invece che sulle proposte di cosa fare nei prossimi quattro anni.

Kerry sembra esserne uscito bene, ha dimostrato leadership, la capacità di comunicare le sue molte idee in modo diretto. Nessuno ha brillato, ma lui sembra avere vinto. I sondaggi d’opinione spiegheranno chi è stato il migliore. Il primo, diffuso subito dalla Cnn dà per vincente Kerry con il 53 per cento dei consensi, mentre il presidente raccoglie appena il 37 per cento.

Quello che colpisce è la gran trasparenza, la disponibilità a parlare apertamente, a confrontarsi, anche tra nemici politici, in un dibattito aperto, in un dialogo senza eccessive cattiverie, senza insulti, senza prendere in giro l’avversario, senza sminuirlo, rispettandolo.
Quanto lontana ci sembra, allora, l’America.

Ma l’America è lontanaultima modifica: 2004-10-01T05:36:08+02:00da carlopiz
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