Inedito dantesco

Ritrovo tra i ritagli una pagina di giornale di qualche anno fa dove fu pubblicato un inedito dantesco ma, come scrive il quotidiano, più probabilmente attribuibile a un giovane monaco del tardo ‘300, fra’ Leone Incatarrato, non nuovo a imprese apocrife del genere. Mi sembra un consiglio utile per evitare eccessivi pessimismi.

“Sappi” disse Virgilio in tono mesto
“che siamo giunti alla bolgia fangosa
dove stanno color ch’io più detesto:
quelli che fanno strame d’ogni cosa
viva, d’amor, speranza, slancio, idea:
vedon sempre la spina, mai la rosa.

Vedi il fango che empie la vallèa:
son le parole ch’hanno detto o scritto,
fatte vomito ormai, sputo, diarrea.

In questo fango l’animo sconfitto
vive in eterno avvoltolato e oppresso,
in vista lercio e dentro sempre afflitto”.

Ed io: “Comprendo: in questo oscuro cesso
stanno anime infelici, storpie, audaci,
che credono coraggio il loro eccesso,

anime che nel fallo son tenaci,
anime altere, sciocche, vanitose
anime infrante, anime fallaci.

Ma dimmi: questa pena che furiose
così le rende, finirà essa mai?”.
Ed egli a me: “Che siano numerose

le nostre vite, già te lo insegnai:
e dunque torneranno a respirare
la dolce aria terrena, tu lo sai”.

Inedito dantescoultima modifica: 2004-11-04T16:15:32+01:00da carlopiz
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